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La bellezza, l’antichità e la rarità, insieme con le mode dominanti nei vari periodi, hanno sempre indotto a riprodurre i manufatti artistici del passato; tra tutti la costruzione di mobili, che hanno subito queste attenzioni più di altri oggetti, non destinati come questi all’uso comune. Quello che è avvenuto nel XX secolo a sud di Verona, nei centri più noti di Bovolone e Cerea, e nel piccolo borgo di Asparetto dove operò la storica bottega di Giuseppe Merlin, ne è la prova. In effetti, la nascita di migliaia e miglia di piccole botteghe dedite alla costruzione del mobile, sia come mobile d’arte sia come mobile in stile, ha sancito come raramente è accaduto nella storia del nostro paese la creatività e l’operosità di un popolo da sempre dedito al lavoro.

Da contadini ad artigiani e da artigiani a piccoli imprenditori industriali, le genti della “bassa veronese” hanno ripercorso la storia degli stili del passato per dar seguito alla costruzione di mobili sempre più ricercati quanto pregiati. Non si è trattato di un nuovo ritorno al classicismo, né nel senso ristretto dell’arte greco-romana né in quello allargato del classicismo rinascimentale o del neoclassicismo settecentesco o dell’eclettismo di fine ottocento, passando dal barocco e dal rococò veneziano, ma di un gusto, di una sensibilità per la misura, per le proporzioni e i dettagli dell’intarsio come dell’intaglio, che fa riconoscere d’acchito un oggetto come “classico” o addirittura come “opera d’arte” da rimanere nel tempo, testimonianza di una manualità intramontabile. In quest’ottica si è evoluta la storia di Meggiorini Santino e della sua bottega, attraverso cuore, passione e molto impegno. Santino ha da sempre coltivato un’attenta visione produttiva del mobile, con ricerca e sviluppo, atta a commissionare ad architetti e designer nuovi modelli da immettere nel mercato.

Testo di Alberto Vincenzo Vaccari

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